Allarghiamo i nostri confini

Allarghiamo i nostri confini

Circa 900 morti. E’ il bilancio, approssimativo, dell’ultima strage consumatasi in questi giorni nel mar Mediterraneo. Una nave carica di persone provenienti dal nord Africa è affondata insieme al suo carico di donne, uomini e bambini che scappavano da Paesi in cui non riuscivano a condurre una vita dignitosa, dove ci sono guerre o carestie dovute ai cambiamenti climatici, dove non potevano esprimere il proprio credo, non potevano vivere in maniera serena e pubblica la loro sessualità, non potevano vivere liberi, e tentavano di raggiungere l’Europa. Abbiamo solo un numero, per giunta approssimativo. Non sappiamo quanti siano davvero le persone morte. Non conosciamo i loro nomi, come se non avessero un’identità. Non conosciamo le loro storie, come se non avessero una storia o una speranza di futuro. Sono solo un numero. A volte li chiamiamo profughi, a volte migranti, a volte clandestini.

Qualche mese fa abbiamo ascoltato il punto di vista di Ali e Rosario. Ali è uno di quelli che ce l’ha fatta. E’ partito dall’Eritrea, paese in guerra, ha attraversato il Mediterraneo e dopo tante peripezie ha studiato in Italia, è diventato infermiere e adesso lavora presso una clinica oncologica. E’ uno di quelli che possiamo chiamare per nome, di cui conosciamo la storia e che è riuscito ad avere l’opportunità di vivere le sue aspirazioni future. Rosario è uno dei tanti volontari che ogni giorno, finito il proprio lavoro, si dedicano ad garantire a chi arriva nelle coste italiane i diritti fondamentali, la tutela della salute, a soddisfare le prime necessità, a garantire la loro dignità.

Nessuno lascia casa sua se non è obbligato a farlo. Bisogna ripartire da una nuova idea per la politica migratoria europea. Ali e Rosario ci hanno proposto di superare il concetto di beneficienza e arrivare al concetto di cooperazione. In un momento in cui tutti parlano e propongono soluzioni, rivediamo l’intervento di Ali e Rosario, proviamo ad allargare i nostri confini e lavorare affinché queste tragedie non si ripetano più.

Tre motivi per restare

Tre motivi per restare

“Mantenere la propria identità, perché le proprie radici e la propria identità sono una ricchezza inestimabile su cui costruire la propria personalità e da cui partire per creare qualcosa di nuovo ed eccezionale”

Giorno 3 Marzo 2015 esce il nuovo lavoro discografico del jazzista siciliano, ormai famoso nel mondo, Francesco Cafiso. In un’intervista definisce così il suo nuovo prodotto: << 3 >> – questo il titolo- << è interamente costituito da mie composizioni originali. Tre album profondamente diversi: “La banda”, “20 cents per note” e “Contemplation”. “La banda” ritrae la mia sicilianità, in memoria del legame che unisce la mia terra al jazz; “20 cents per notes” è la mia anima artistica, la mia indole jazzistica che non mi abbandona mai; “Contemplation” rappresenta la mia spiritualità, la mia concezione intima dell’esistenza.>>

Il numero tre, che cuce insieme questo nuovo lavoro, è stato al centro anche del suo intervento durante lo scorso TEDxSSC di Ottobre 2014, in cui ha spiegato tre buoni motivi per restare in Sicilia: “mantenere la propria identità, cambiare ciò che ci circonda e trovare il supporto di chi ci è accanto.”

Così, rendendo la tradizione bandistica siciliana una delle tante “radici” del jazz, ad Ottobre, in largo anticipo dall’uscita del disco, il pezzo intitolato “la banda” da cui prenderà spunto l’intero album che uscirá solo a Marzo.

Con la speranza che i buoni propositi di Francesco e soprattutto la musica con le emozioni che sa veicolare ci spingano a far diventare regola quella che per ora è solo un’eccezione, credere nelle risorse del proprio territorio, vi riproponiamo le parole e la melodia di quell’intervento.

Studiare non basta #labuonascuola

Studiare non basta #labuonascuola

18. 18 anni è l’età a cui si diventa maggiorenni. Ma 18 è anche il numero di anni che mediamente passiamo a studiare, dalle scuole elementari fino alla laurea specialistica. In 18 anni impariamo e mettiamo nel nostro cervello secoli di sperimentazioni, conoscenze, scoperte. La scuola è un aspetto fondamentale della nostra vita, della nostra formazione e della nostra crescita. Ha anche una valenza sociale. La scuola è una importante agenzia educativa che ha il ruolo di formare i futuri cittadini. Per questo motivo la scuola è al centro delle attenzioni della politica, della società civile, e di tutto coloro che hanno a cuore il futuro della nostra società. Proprio in questi giorni si discute di quale sarà il modello e la struttura della scuola italiana del futuro, la Buona Scuola. Il governo italiano si appresta a varare nuovi provvedimenti che definiscono il sistema educativo italiano per i prossimi anni.

Ma perché studiamo? Perché studiare è così importante? Le regole dei nostri genitori e nonni non valgono più: l’istruzione non è più un viatico certo verso il lavoro e un futuro sicuro. Non funziona più la scala mobile in cui si entra da studente e si esce da professionista lavoratore. Sebbene lo studio e la ricerca della conoscenza rimangano elementi necessari, c’è un altro, indispensabile ingrediente per i giovani che puntano al successo professionale. Lo studio è una faccia della medaglia. L’altra faccia della medaglia è la pratica, ciò che dobbiamo utilizzare per arricchire il nostro percorso lungo 18 anni in cui ci dedichiamo ad apprendere. E’ lo studio unito alla pratica a creare la professionalità. Cosa fare dunque? Creare un progetto, impegnarsi in un lavoro innovativo, in attività di volontariato o esperienze non necessariamente a scopo di lucro. Ogni singolo giorno passato in modo passivo e’ uno spreco e un peccato per la possibilità che ci sono concesse. Siamo noi a poter cambiare il futuro in base a cosa decidiamo fare durante i nostri 18 anni di studio.

Tiziano Tassi è Co-Founder di Caffeina, una delle più importanti digital agency nel panorama italiano. Già segnalato dalla rivista Wired fra i 10 Under 35 più promettenti d’Italia, insegna marketing digitale presso varie business school italiane ed estere. Riascoltiamo la sua idea di scuola e di formazione nel suo intervento a TEDxSSC:

Cambiare il mondo con il rugby

Cambiare il mondo con il rugby

Se si ha la forza di portare avanti le proprie idee, per quanto difficili possano sembrare, alla fine un risultato si ottiene. Questo il messaggio di Umberto Bonaccorsi lo scorso ottobre a TEDxSSC.

Librino è un quartiere “difficile” alla periferia di Catania, dove i bambini e i ragazzi spesso abbandonano la scuola e sono preda della mafia. A Librino degrado e criminalità si nutrono vicendevolmente. A Librino, per caso, per iniziativa di un gruppo di volontari, educatori e sportivi, qualche anno fa nascono “I briganti”. A loro disposizione solo tre palloni di rugby e i bambini del quartiere. Una squadra senza campo, senza allenatori, senza soldi, senza sponsor, senza esperienza. Una squadra che perdeva sempre ma si divertiva tantissimo. Il rugby diventa il mezzo di trasmissione di valori come solidarietà, responsabilità, amicizia, rispetto, legalità.

Ben presto i Briganti si trovano a dover fronteggiare la reazione di coloro che non vogliono che a Librino si costruisca qualcosa di buono e di formativo. I Briganti subiscono i furti delle merendine e dei succhi di frutta che dovevano servire per il terzo tempo. Proprio qualche giorno fa, come riportato da MeridioNews, l’ultimo di una lunga serie di scassi alla club house. Stavolta hanno portato via attrezzature e provviste del bar, palloni, attrezzi da lavoro e una vespa. Sono entrati facendo un buco in un muro, uno dei pochi non rinforzati con il cemento armato.

Ci sono storie di cambiamento che vengono dal basso. I Briganti hanno ridato vita ad un’area abbandonata e regalato, attraverso il rugby, una passione e una speranza a decine di giovani. Sono queste le idee che sosteniamo e che vogliamo far conoscere a tutti. Il progetto dei Briganti deve diventare la scommessa di tutti noi che vogliamo costruire un futuro migliore per tutti.

Umberto Bonaccorsi è Coach della Briganti Rugby di Librino, che dal 2006 opera a sostegno educativo e ricreativo dei giovani di Librino. Rivediamo il suo intervento a TEDxSSC: